Cercasi umanità disperatamente.
Tu credi di poterla trovare all’indomani di un nuovo agghiacciante delitto che ha per protagonisti un uomo e una donna, uniti nella morte pur senza l’incanto di Romeo e Giulietta. La loro è una storia strana, che deve essere ancora scritta, nonostante la loro vita sia già finita. Ma, prima ancora di essere narrata, la loro è già una storia funestata da venti di odio e giudizi universali, di certo meno poetici di quelli di shakesperiana memoria.
Di Lorena e Federico è già stato scritto di tutto e il contrario di tutto; o meglio, più che scritto, esibito, proiettato, divulgato, postato, copiato, riciclato. Chi erano, che lavoro svolgevano, dove andavano a fare la spesa, che taglia di abiti indossavano e se facevano la raccolta differenziata.
Improvvisamente sbucano dall’angolo formicanti amici, conoscenti e personaggi di un presepe cittadino che almeno una volta li hanno visti da lontano, lei, lui, o entrambi e gli sembrava che sì, lui l’avesse tradita anzi no era stata lei, secondo quanto diceva lui. Sentiamo cosa dice la parrucchiera. Non importa. In ogni caso ogni loro sillaba è un determinante contributo che tutto il paese è in attesa di sapere col fiato sospeso e la cena che si raffredda.
Nel frattempo, sotto un cavalcavia, fra i polverosissimi anfratti di una vegetazione riarsa da un’estate avara di gioie, ci sono due giovani corpi riversi a terra, un uomo e una donna, offesi dal rovinoso volo di decine di metri al suolo su cui le loro vite si sono fermate quel 3 settembre. In pochi istanti quel luogo remoto, che scopriremo in seguito essere già stato in passato teatro di una tragedia, viene raggiunto e delimitato dagli agenti, dagli operatori della polizia scientifica e da coloro che con la morte vera ci bazzicano da una vita ma fanno fatica ad abituarcisi. Si chiama scena del crimine e si cerca di ricostruire come quei corpi siano finiti laggiù, in quale sequenza e secondo quale determinazione. Un lavoraccio che si chiama indagine.
Ma la scena è anche lassù, dove si scopre pian piano che altri agenti e operatori di giornata poco prima si erano trovati, loro malgrado, a doversi improvvisare negoziatori in uno scenario da film di 007 per niente facilitante, trattandosi di un tratto autostradale da doversi chiudere al traffico e assicurare nel più breve tempo possibile. Ad allertarli una chiamata della sala operativa del 112, che dopo aver geolocalizzato l’auto con a bordo i due protagonisti della vicenda, gli consente di raggiungerla senza ancora aver ben chiaro cosa sta accadendo nè con chi hanno a che fare. Uno degli operatori delle pattuglie intervenute riprende ciò che accade nei successivi 40 minuti, ignaro di essere il regista di un cortometraggio che, in breve tempo, raggiungerà un palcoscenico planetario sì ma, soprattutto, profondamente incolto.
Come in ogni day after che si rispetti, spuntano i bravi allenatori che avrebbero saputo come vincere la partita. Hanno già deciso, senza conoscere i dettagli e i riscontri investigativi, chi è il colpevole e di cosa. E la criminodinamica? Roba accademica e troppo lenta. Il fast food mediatico ha già stabilito le parti processuali, chi è la vittima e chi il carnefice. Ah no già, non ci sarà processo perché sono morti entrambi. Va beh c’è sempre il processo a qualcosa. Comunque si sa che Federico Vella, l’uomo che stava negoziando con i poliziotti, avrebbe rapito e legato nel bagagliaio dell’auto Lorena, la sua ex fidanzata che era riuscita a chiamare disperatamente il 112; pertanto, per la folla, gli operatori che se lo sono trovato davanti, disarmato, in preda al panico, letteralmente avvinghiato al guard rail sospeso sul vuoto avrebbero dovuto lasciarlo a sè stesso, anzi no, spingerlo di sotto. Qualcuno addirittura gli avrebbe voluto sparare per risparmiare tempo. Tutto, naturalmente, in segno di pace e solidarietà a Lorena e a tutte le donne che subiscono violenza.
Incredibile come a nessuna fra i milioni di menti collegate (o forse no?) alle mani sulla tastiera, abbia sfiorato per un secondo una forma di pensiero o un guizzo di immaginazione differente, magari per quella donna in divisa di fronte a lui che la sera, al momento di rincasare, forse non sarà riuscita a raccontare neanche a sè stessa ciò che ha vissuto in un giorno che era partito come gli altri con un caffè all’autogrill insieme ai colleghi, finito con un volo suicida sotto i loro occhi. Come si saranno sentiti di fronte a quella scena? Quali emozioni avranno provato durante e dopo? Troppo difficile da immaginare. I giochi di ruolo non si fanno più nemmeno a Natale.
Intanto il carrozzone va avanti da sé diceva qualcuno, e l’indomani è il giorno dell’investitura ufficiale del “femminicida” e della “poliziotta in ginocchio” col valzer delle reprimende; quella di non essere riuscita a salvare il Vella (ma non volevano spingerlo giù??!!), di non essere stata in piedi, di aver “empatizzato” con un “criminale”, secondo i premi nobel della negoziazione, ignari che ancora non potesse esser loro nota la fine della povera Lorena.
Avranno pensato lo stesso quando, nell’aprile del 2004, Paolo Bonolis empatizzò senza ombra di dubbio con il serial killer Donato Bilancia nel corso di una nota intervista?
Scandagliare l’essere umano richiede umanità, piaccia o non piaccia. Uomo o donna, vittima o carnefice. Entrambi hanno una storia da raccontare e una relazione da decifrare lontano dal chiasso, al di sopra del pregiudizio, scritta con l’inchiostro simpatico in cui trovare connessioni nascoste, intuizioni sottili. E il coraggio di porsi domande perché trovare la ragione di un gesto non significa giustificare così come gettare uno sguardo sul comportamento della vittima non significa colpevolizzarla.
La differenza di età fra Federico e Lorena ha assunto un ruolo nella vicenda? Paura e attaccamento verso la stessa persona possono convivere? Gli uomini che uccidono sono tutti uguali? Come erano state le precedenti relazioni di ognuno con altri partner? Qualcuno avrebbe potuto intercettare prima il disagio mentale di Federico? Il cavalcavia è stato un imprevisto rispetto al piano di Federico? Con quali effetti sulla criminodinamica? Eccetera, eccetera.
Umanità cercasi disperatamente.














