L’11 marzo 2025 la Procura di Pavia riapre le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di via Pascoli a Garlasco. Per quel delitto Alberto Stasi, fidanzato della ventiseienne, è stato condannato in via definitiva a sedici anni di reclusione. È in carcere dal 2015 e dall’aprile 2025 in regime di semilibertà. La nuova inchiesta, coordinata dal procuratore Fabio Napoleone con le indagini affidate ai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano, vede indagato per omicidio in concorso Andrea Sempio, trentottenne, amico storico di Marco Poggi, fratello della vittima. Non è la prima volta che il suo nome compare nelle indagini: tra il 2016 e il 2017 era stato iscritto nel registro degli indagati per lo stesso reato, ma la posizione era stata archiviata dall’allora procuratore aggiunto Mario Venditti. Su quell’archiviazione pesa oggi un’indagine separata della Procura di Brescia, con l’ipotesi di corruzione in atti giudiziari a carico dello stesso Venditti e di Giuseppe Sempio, padre dell’indagato: il sospetto è che l’archiviazione possa essere stata influenzata da un pagamento di denaro.
Da quel giorno di marzo 2025 a oggi sono trascorsi tredici mesi. In questo arco di tempo il caso Garlasco è diventato un appuntamento quotidiano di almeno quattro programmi televisivi, ha generato centinaia di articoli, ha alimentato scontri tra consulenti in diretta, ha prodotto esposti incrociati tra avvocati e giornalisti, e ha occupato uno spazio mediatico inversamente proporzionale alla quantità di atti processuali effettivamente conosciuti. Qui proveremo a separare ciò che esiste da ciò che si suppone, ciò che è stato depositato da ciò che è stato raccontato.
I fatti concreti sono sei.
Primo: il DNA. La gip di Pavia dispone un incidente probatorio e nomina la biologa della polizia scientifica Denise Albani per analizzare il materiale genetico repertato sotto le unghie di Chiara Poggi nel 2007. La perizia, depositata nel dicembre 2025, conclude che l’aplotipo Y rilevato su due margini ungueali della vittima risulta compatibile con la linea paterna della famiglia Sempio, con una concordanza di 12 marcatori su 16. Lo stesso materiale era stato analizzato nel 2014 dal perito della Corte d’Appello bis e scartato perché “non consolidato“. Il risultato della perizia Albani ribalta quella valutazione. Ma la stessa Albani precisa che si tratta di un “aplotipo parziale misto, degradato e di bassa intensità“, che “non è di per sé identificativo” e che “viene condiviso da tutti i soggetti imparentati in linea paterna, per cui non si può attribuire univocamente a una sola persona”. Il secondo profilo, detto “Ignoto 2”, non risulta riconducibile né a Sempio, né a Stasi, né agli amici di Marco Poggi.
Secondo: l’impronta 33. Si tratta di una traccia palmare rilevata sul muro lungo le scale della tavernetta dove è stato trovato il corpo di Chiara. Secondo la Procura l’impronta sarebbe compatibile con la mano di Sempio. Tuttavia, nonostante l’impiego di software avanzati per l’analisi dattiloscopica, al momento non è stato possibile attribuirla con certezza all’indagato.
Terzo: la spazzatura. Per la prima volta in diciotto anni la perizia Albani analizza i reperti trovati nella spazzatura della villetta il giorno del delitto: il sacchetto dei rifiuti, una confezione di cereali, un vasetto di Fruttolo, dei cerotti. L’unico elemento inedito di rilievo è il ritrovamento di tracce genetiche riconducibili ad Alberto Stasi sulla cannuccia di un Estathé presente nel sacchetto della spazzatura della mattina. Un dato che conferma la presenza di Stasi nella casa in un momento precedente al delitto, ma che non aggiunge né toglie nulla rispetto a quanto già noto: Stasi frequentava abitualmente la villetta.
Quarto: la consulenza informatica. Un perito riesamina i computer di Alberto Stasi e di Chiara Poggi. I contenuti della consulenza non sono stati resi pubblici, ma da fonti giornalistiche emerge che sarebbero state trovate novità, in particolare sul computer della vittima, che avrebbero spinto gli inquirenti a effettuare ulteriori approfondimenti anche in località limitrofe a Garlasco, relative a frequentazioni dell’indagato Sempio.
Quinto: il profilo psicologico. Il Racis dei carabinieri deposita una relazione sul profilo psicologico di Andrea Sempio. Secondo fonti giornalistiche, il documento descriverebbe l’indagato come dotato di una “innata capacità di mentire“. La relazione non è pubblica e il suo contenuto è noto solo attraverso anticipazioni televisive.
Sesto: la consulenza medico-legale. L’anatomopatologa Cristina Cattaneo deposita alla Procura di Pavia, nel marzo 2026, una consulenza sulla dinamica dell’omicidio. Secondo le conclusioni, Chiara avrebbe lottato con il suo aggressore: sul corpo sarebbero presenti segni di colluttazione, lividi, ecchimosi e abrasioni su braccia e gambe. L’omicidio non sarebbe avvenuto con un singolo colpo ma in più fasi, tra il piano terra e le scale.
Questo è quanto esiste. Sei elementi tecnici, di cui tre (DNA, impronta, spazzatura) sono stati oggetto di perizia, due (informatica, medico-legale) sono stati oggetto di consulenza, e uno (profilo psicologico) è stato depositato ma non reso pubblico. Nessuno di questi elementi è stato ancora sottoposto al vaglio di un dibattimento. Nessuno è definitivo.
Attorno a questi sei punti, nell’ultimo anno si è costruita una narrazione televisiva che ha poco a che fare con il procedimento penale. Il caso Garlasco è diventato un format: opinionisti che si dividono in fazioni, consulenti che discutono in diretta di risultati peritali che non hanno letto, ricostruzioni grafiche di scene del crimine basate su ipotesi presentate come certezze, anticipazioni di atti processuali filtrate e amplificate prima che le parti ne prendano visione. È la differenza tra un’indagine e uno spettacolo. L’indagine lavora con atti, perizie, incidenti probatori, contraddittori tecnici, tempi processuali. Lo spettacolo lavora con dichiarazioni, reazioni, colpi di scena, schieramenti.
Ieri, 24 aprile 2026, il procuratore Napoleone incontra a Milano la procuratrice generale Francesca Nanni. L’oggetto dell’incontro è la possibile revisione del processo a carico di Stasi. Per legge la revisione può essere richiesta solo dalla Procura generale di Milano alla Corte d’Appello di Brescia. La procuratrice Nanni dichiara che nelle prossime settimane arriverà dalla Procura di Pavia la documentazione su quanto è stato fatto, e che lo studio delle carte “non sarà né veloce né facile“. Nello stesso giorno emerge la notizia di un esposto depositato alla Procura generale, corredato da file audio relativi a presunte pressioni e interferenze sulla conduzione dell’indagine.
I prossimi passi sono due e sono distinti. La Procura di Pavia potrebbe chiedere il rinvio a giudizio di Andrea Sempio per omicidio in concorso: sarà quello il momento in cui l’intero quadro accusatorio verrà reso noto. Parallelamente, la Procura generale di Milano valuterà se sussistono i presupposti per chiedere la revisione del processo di Stasi alla Corte d’Appello di Brescia. Sono due binari separati, ciascuno con i propri tempi e i propri standard probatori. Fino a quando non verranno percorsi, tutto il resto sono solo chiacchiere, audience e pubblicità.














