Il 16 novembre 1957 è il giorno di apertura della stagione della caccia in Wisconsin e Plainfield, un paese di poche migliaia di anime, è quasi deserto. Ed Gein lo sa. Quella mattina entra nel negozio di ferramenta della cittadina, chiede di vedere un fucile calibro 22, lo carica con una cartuccia che ha portato con sé in tasca e spara alla proprietaria. Poi trascina il corpo fuori, lo carica in auto e lo porta nella fattoria fuori paese.
Nel pomeriggio il figlio della vittima, vicesceriffo della contea, rientra dai boschi e passa dal negozio della madre. Trova la porta aperta, nessuno dentro, una pozza di sangue sul pavimento e, sul banco delle vendite, una ricevuta per una tanica di antigelo intestata a Gein. Una squadra di agenti raggiunge la fattoria, priva di elettricità, e comincia la perquisizione al buio con le torce. Nel capanno annesso alla cucina rinviene il corpo della donna appeso per i piedi, decapitato ed eviscerato come un cervo di stagione. All’interno della casa emergono parti anatomiche femminili, una sedia tappezzata di epidermide umana, maschere cucite con pelle umana, un costume da donna confezionato con tessuti organici, resti appartenenti ad almeno nove cadaveri trafugati da cimiteri vicini e la testa di un’altra donna scomparsa tre anni prima dal suo locale. Gein, cinquantunenne, confessa progressivamente. Dichiarato incapace di stare a giudizio per schizofrenia, viene internato in ospedale psichiatrico, dove trascorrerà il resto della sua vita. Il fascicolo di Plainfield resta aperto a lungo anche su altre scomparse della zona, ricondotte nei sospetti a Gein ma senza mai dare luogo a un rinvio a giudizio.
“Monster, Psycho, Killer” è il saggio con cui Harold Schechter, storico americano del true crime, ricostruisce questo caso a distanza di decenni. Il titolo originale, “Deviant“, è uscito alla fine degli anni Ottanta e negli Stati Uniti è considerato la ricostruzione di riferimento; TEA lo porta ora in libreria in traduzione italiana. L’uscita si intreccia con il ritorno di Gein al centro dell’attenzione mediatica grazie alla serie che Netflix gli ha dedicato nell’antologia “Monster” di Ryan Murphy, con Charlie Hunnam nel ruolo del protagonista.
Il cuore del volume è la ricostruzione del mondo privato dell’uomo. Gein vive solo in una fattoria isolata dopo la morte della madre, figura dominante e fanaticamente religiosa; prima di lei sono scomparsi il padre alcolizzato e il fratello, morto in un incendio dai contorni opachi. Per anni esuma corpi dai cimiteri della zona, preleva teste, pelle, organi, cuce maschere e indumenti con tessuti umani. Uccide almeno due donne che gli ricordano fisicamente la madre: una gestrice di taverna e la proprietaria della ferramenta di Plainfield.
Il punto di forza del saggio è il lavoro sul campo. Schechter passa mesi a Plainfield, incontra i residenti che hanno conosciuto Gein, il giudice che presiedette il procedimento e lo stesso Robert Bloch, autore del romanzo da cui Hitchcock trarrà il suo film più celebre: “Psyco“. Il risultato è una narrazione sobria, che evita il compiacimento macabro senza risparmiare i dettagli necessari alla comprensione. La prosa è controllata, il ritmo quello del reportage lungo, l’impianto da storia orale.
Il libro mette in fila la genealogia culturale innescata dal caso. Da Plainfield discendono Norman Bates, il gestore del motel ossessionato dalla madre di Psyco (1960); Leatherface, il macellaio con la maschera di pelle umana di “Non aprite quella porta” (1974); Buffalo Bill, l’assassino che cuce un abito con la pelle delle vittime ne “Il silenzio degli innocenti” (1991). Dal versante minore arrivano “Deranged – Il folle” e gli adattamenti a basso costo usciti fino ai primi anni Duemila; sul piano televisivo la figura riaffiora in “American Horror Story: Asylum” e nella recente stagione Netflix, accolta dalla critica con diffidenza per le molte libertà prese con i fatti. Rispetto a questa produzione di mito, il libro di Schechter è il punto di riferimento a cui tornare per separare ciò che è documentato da ciò che è finzione.
Resta la domanda che il saggio non scioglie e lascia al lettore: se l’interesse per Gein nasca davvero dai suoi crimini o dalle opere che li hanno trasformati in mito. “Monster, Psycho, Killer” serve soprattutto a porsela nei termini giusti.











