Manosfera, incel, accelerazionismo: anatomia delle nuove forme di disagio adolescenziale

Il 30 marzo 2026 i carabinieri del Ros arrestano un diciassettenne originario di Pescara, domiciliato in provincia di Perugia, con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa, e di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. Secondo la Procura per i minorenni dell’Aquila il ragazzo progettava una strage nel liceo artistico Misticoni di Pescara, seguita dal suicidio, sul modello della Columbine High School. Nel telefono si trovano manuali per la fabbricazione di armi, istruzioni per la sintesi del TATP (triperossido di triacetone, un esplosivo primario ad alto potenziale, instabile e sensibile agli urti, già impiegato negli attentati di Parigi del 2015 e di Bruxelles del 2016), guide per la stampa 3D di armi da fuoco. Nello stesso giorno il Ros perquisisce altri sette minorenni in quattro regioni, tutti indagati per analoghe condotte. Il diciassettenne si autodefinisce “incel” nelle chat, frequenta il gruppo Telegram “Werwolf Division” di matrice neonazista e suprematista, e annovera tra i propri riferimenti gli stragisti di Columbine, Anders Breivik, ma anche Angelo Izzo e Filippo Turetta. Per comprendere come elementi così eterogenei convergano nello stesso soggetto occorre definire tre concetti: manosfera, incel e accelerazionismo.
La manosfera (dall’inglese manosphere) è un ecosistema di comunità online, prevalentemente maschili, accomunate dalla discussione delle relazioni di genere e della mascolinità. Non è un movimento unitario. Al suo interno convivono i “redpillati“, che ritengono di aver compreso le reali dinamiche biologiche che governano le relazioni tra i sessi (il riferimento è alla “pillola rossa” di Matrix); i Pick Up Artists, che insegnano tecniche di seduzione; i Men Going Their Own Way (MGTOW), che rifiutano le relazioni con le donne; e gli incel, la frangia estrema, che si percepiscono come esclusi in modo irreversibile dal mercato sessuale e affettivo. Queste correnti condividono un lessico codificato (pillola rossa, pillola nera, blackpill, Chad, Stacy) che funziona contemporaneamente come linguaggio identitario e come filtro di accesso.
L’acronimo incel sta per “involuntary celibate“, celibe involontario. Il termine nasce nel 1997 come etichetta neutra per un sito canadese di supporto reciproco tra persone sole. Si trasforma nel tempo in una sottocultura quasi esclusivamente maschile, costruita attorno a tre convinzioni: l’esclusione sessuale dipende da fattori biologici immutabili (aspetto fisico, altezza, struttura del volto); la responsabilità è esterna, attribuita alle donne e alla società; la condizione è definitiva, sintetizzata nel concetto di blackpill, la “pillola nera” che rappresenta l’accettazione nichilista del proprio destino. Il fenomeno è classificato dal Southern Poverty Law Center tra i gruppi d’odio dal 2018 e dall’International Centre for Counter-Terrorism dell’Aia come forma di “terrorismo misogino” dal 2020.
La domanda è: perché un adolescente che si sente escluso dalle relazioni non si limita alla frustrazione ma passa alla progettazione di una strage? La psicologia sociale offre una cornice: nella sua formulazione originaria, la frustration-aggression hypothesis (Dollard, 1939) stabilisce che l’aggressività è sempre preceduta da una frustrazione e che la frustrazione produce sempre una qualche forma di aggressività. La revisione di Berkowitz (1989) precisa che la frustrazione non genera necessariamente aggressività ma ne aumenta significativamente la probabilità, soprattutto in presenza di stimoli situazionali che la facilitano. Nel caso incel la frustrazione ha una natura specifica. Non si tratta di un desiderio generico inappagato. Si tratta del collasso di un contratto morale percepito. L’incel tipico è un soggetto che ha interiorizzato una promessa implicita: se ti comporti bene, se sei rispettoso, educato, disponibile, otterrai in cambio riconoscimento, affetto, una relazione. È la promessa che la famiglia, la scuola e la cultura trasmettono fin dall’infanzia. Il problema insorge quando la promessa non si avvera con la facilità che ci si aspettava: il soggetto ha rispettato le regole ma il premio non arriva o non arriva nei tempi e nei modi sperati. E non solo non arriva: arriva il contrario. Arriva il rifiuto, la negazione. Vede che chi non rispetta le regole, chi è aggressivo, prepotente, indifferente, ottiene ciò che lui non ottiene. A quel punto il contratto si rompe. La reazione non è proporzionata alla perdita, è proporzionata al senso di ingiustizia percepito. È lo stesso meccanismo del bambino che, non avendo ottenuto quello che gli era stato promesso, nella rabbia rompe qualcosa: non per ottenere l’oggetto del desiderio, ma per punire il sistema che lo ha ingannato. Nella psicologia incel la donna non è un obiettivo sessuale frustrato; è il simbolo vivente della promessa tradita. E la società che la protegge è il garante di un contratto che non ha onorato.
Un elemento specifico del caso di Perugia illustra questo meccanismo. Tra i riferimenti del diciassettenne figura Filippo Turetta. Turetta non è un terrorista e non risulta collegato ad ambienti incel. Tuttavia alcune comunità incel italiane lo adottano come figura simbolica con slogan come “Free Turetta“. Questo processo, documentato in letteratura come “saint canonization“, consiste nell’elevare autori di omicidi a figure esemplari non per la matrice ideologica del gesto ma per la sua funzione narrativa: il soggetto maschile che “punisce” la donna che lo ha rifiutato. Un femminicidio viene riletto come atto di ribellione contro il contratto tradito, e inserito nello stesso pantheon degli stragisti di massa.
Questo meccanismo spiega il passaggio al terzo elemento: l’accelerazionismo. Se il sistema è falso, se le sue regole sono una truffa, allora il sistema va distrutto. L’accelerazionismo nella sua declinazione estremista è una dottrina secondo cui la società va fatta collassare attraverso azioni violente che ne accelerino la caduta. La strage di massa diventa un atto coerente con questa logica: non è un gesto disperato ma un contributo alla demolizione. L’FBI classifica questa forma di estremismo come Nihilistic Violent Extremism (NVE) e la include dal 2023 tra le minacce prioritarie. Il gruppo Telegram “Werwolf Division“, nel quale opera il diciassettenne di Perugia, rientra in questa categoria: un canale che promuove la superiorità della “razza ariana” e celebra gli autori di stragi come modelli.
La convergenza di manosfera, ideologia incel e accelerazionismo in un unico soggetto produce quello che la relazione annuale dell’intelligence italiana, presentata nel marzo 2026, definisce “profilo ideologico misto“: un assemblaggio di frammenti nel quale “più che una reale adesione ideologica, ciò che emerge è una propensione al consumo di contenuti violenti presenti online, rafforzata da generiche pulsioni antisistema e da dinamiche di emulazione.” L’infrastruttura di aggregazione è Telegram: canali chiusi, crittografia end-to-end, moderazione assente. All’interno di questi gruppi circolano manuali operativi, materiale celebrativo delle stragi passate, e un lessico condiviso che trasforma il disagio individuale in identità collettiva: chi padroneggia quel linguaggio appartiene, chi non lo conosce è fuori. Sono proprio gli ambienti digitali che forniscono il tessuto connettivo per quelle forme di frustrazione di cui si parlava prima che, altrimenti, sarebbero destinate a restare individuali. La condivisione le amplifica, le legittima e le polarizza in tensioni alternative dal potenziale esplosivo. Il tutto in un contesto di riservatezza, solitudine e anonimato spesso nemmeno sospettato da genitori ignari alle prese con la gestione della vita quotidiana dall’altra parte della porta della stanza.

Author: Antonio Fusco

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle pubbliche amministrazioni, ha conseguito il Master di secondo livello in Criminologia Forense ed è iscritto alla Società Italiana di Criminologia. Quale Dirigente della Polizia di Stato, attualmente in quiescenza, si è occupato di indagini di polizia giudiziaria, investigazioni e contrasto alla criminalità. Scrive romanzi crime per Giunti (serie delle indagini del commissario Casabona) e per Rizzoli (serie delle indagini dell'ispettore Massimo Valeri - l'Indiano). Alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Germania, Grecia e Turchia.

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