La balistica forense: cosa racconta un proiettile

Un bossolo sul pavimento, un foro nel muro, una ferita sul corpo della persona offesa. La balistica forense è la disciplina che, partendo da questi elementi, contribuisce a ricostruire cosa può essere accaduto: quale arma sia compatibile con lo sparo, da dove possa essere partito il colpo, a quale distanza, in quale direzione, e quale posizione fosse compatibile con quella del tiratore. È una disciplina fondata su principi fisici, meccanici e chimici, ma, come ogni accertamento forense, non produce una verità automatica. I suoi risultati devono essere letti insieme al sopralluogo, alla medicina legale, alle testimonianze e agli altri elementi dell’indagine.
La balistica forense si articola tradizionalmente in tre branche, ciascuna delle quali studia una fase diversa del colpo d’arma da fuoco.
La balistica interna studia ciò che accade dentro l’arma dal momento in cui il percussore colpisce l’innesco della cartuccia fino all’uscita del proiettile dalla bocca della canna. L’innesco si attiva e avvia la combustione della polvere. La polvere non esplode come un detonante: brucia rapidamente, producendo gas ad alta pressione che spingono il proiettile lungo la canna. Se la canna è rigata, come avviene nella maggior parte delle armi corte e lunghe moderne, il proiettile attraversa una serie di solchi elicoidali che gli imprimono un moto rotatorio attorno al proprio asse, stabilizzandone la traiettoria. Il passaggio attraverso la canna lascia sul proiettile segni caratteristici: numero, larghezza, andamento e inclinazione delle rigature possono orientare verso un certo calibro, un certo tipo di arma, un modello o una famiglia di armi. Sono le cosiddette caratteristiche di classe. Ma ogni singola arma, per effetto dell’uso, dell’usura e delle piccole irregolarità dei suoi componenti, può lasciare anche segni più minuti e specifici: microstriature sulla superficie del proiettile, impronte del percussore sull’innesco, segni dell’estrattore, dell’espulsore, dell’otturatore o di altre parti meccaniche sul bossolo. Quando questi segni sono sufficienti e leggibili, possono consentire un confronto con una specifica arma.
La balistica esterna studia il comportamento del proiettile in volo, dall’uscita dalla canna fino all’impatto sul bersaglio. La traiettoria dipende dalla velocità iniziale, dal peso del proiettile, dalla resistenza dell’aria, dalla gravità e dagli eventuali ostacoli incontrati. Sulla scena di un crimine, ricostruire la traiettoria può essere decisivo: aiuta a individuare l’angolo di sparo, la direzione del colpo e l’area compatibile con la posizione del tiratore. I fori di ingresso su muri, strutture, vetri o oggetti possono essere studiati con aste rigide, fili o raggi laser, che materializzano la linea di volo del proiettile. Quando sono disponibili più punti di impatto, le traiettorie possono convergere verso una zona compatibile con la sorgente dello sparo. Nei casi più complessi, la ricostruzione può essere integrata con software dedicati e modelli tridimensionali della scena.
La balistica terminale studia gli effetti del proiettile quando colpisce il bersaglio, sia esso un corpo umano, un veicolo, una porta, un muro o un’altra struttura. Nel caso di una persona, l’analisi della ferita di ingresso e dell’eventuale ferita di uscita compete al medico legale, ma dialoga strettamente con la balistica. La forma della lesione, la presenza di margini escoriati, l’alone di contusione, eventuali segni di affumicatura, particelle di polvere e residui attorno alla ferita possono fornire indicazioni sulla direzione del colpo e sulla distanza di sparo. La ferita d’ingresso può essere circolare, ovale o irregolare, a seconda dell’angolo, della sede anatomica e del tipo di proiettile. La ferita d’uscita, quando il proiettile attraversa completamente il corpo, è spesso più irregolare, ma non sempre più grande. A distanza ravvicinata possono comparire particelle di polvere incombusta o parzialmente combusta infisse nella cute, il cosiddetto tatuaggio; nello sparo a contatto può essere presente anche l’impronta della bocca della canna. Sono elementi importanti, ma vanno sempre valutati nel quadro complessivo dell’esame medico-legale.
Accanto alla distinzione tra balistica interna, esterna e terminale, un ruolo centrale è svolto dalla balistica comparativa. È il settore che cerca di stabilire se un proiettile o un bossolo repertato sulla scena siano compatibili con una determinata arma. Lo strumento principale è il microscopio comparatore, un microscopio ottico con due obiettivi affiancati che consente di osservare simultaneamente, fianco a fianco, le superfici di due proiettili o di due bossoli. Il confronto avviene tra il reperto recuperato sulla scena e un reperto di prova, ottenuto sparando con l’arma sospetta in un balipedio, in una vasca d’acqua o in altro sistema capace di arrestare il proiettile riducendone la deformazione.
Il perito osserva caratteristiche di classe e caratteristiche individuali. Non cerca una coincidenza astratta o perfetta, ma un grado di corrispondenza significativo tra i segni, in assenza di divergenze incompatibili. Se i segni sono sufficienti, può formulare un giudizio di identificazione: quel proiettile o quel bossolo risultano compatibili con lo sparo effettuato da quella specifica arma. Se emergono differenze incompatibili, l’arma può essere esclusa. Esiste poi un terzo esito, molto importante: l’inconclusivo. Accade quando il proiettile è troppo deformato, frammentato, ossidato o quando i segni sono insufficienti per sostenere con sicurezza sia l’identificazione sia l’esclusione.
Quando non si dispone dell’arma sospetta, i reperti possono essere inseriti nel sistema IBIS, *Integrated Ballistics Identification System*, un network utilizzato dai laboratori balistici delle Forze di polizia per acquisire, archiviare e confrontare immagini ad alta risoluzione di bossoli e proiettili. Il sistema funziona, in parte, come l’AFIS per le impronte digitali: non decide da solo, ma propone una lista di possibili corrispondenze ordinate secondo criteri di similarità. L’identificazione definitiva resta un atto umano, affidato al perito, che verifica al microscopio comparatore se il confronto sia realmente significativo.
Un ulteriore strumento è l’analisi dei residui dello sparo, i GSR, “Gunshot Residue”. Al momento dello sparo, insieme al proiettile e ai gas, vengono disperse microparticelle provenienti soprattutto dall’innesco, dalla polvere e dai materiali della cartuccia. Nelle munizioni tradizionali queste particelle possono contenere piombo, bario e antimonio, ma oggi esistono anche composizioni diverse, comprese munizioni prive di piombo o con altri elementi. I residui possono depositarsi sulle mani, sugli abiti, sull’arma e sulle superfici vicine.
Il prelievo avviene di norma con appositi supporti adesivi applicati sulla pelle o sui tessuti. L’analisi viene effettuata al microscopio elettronico a scansione con microsonda a dispersione di energia, SEM-EDX, che consente di osservare la morfologia delle particelle e la loro composizione chimica. La presenza di GSR su una persona, però, non dimostra automaticamente che quella persona abbia sparato. Può indicare che ha sparato, che si trovava vicino all’arma al momento dello sparo, che ha maneggiato un’arma appena utilizzata o che è entrata in contatto con superfici contaminate. Allo stesso modo, l’assenza di GSR non esclude con certezza lo sparo: i residui possono disperdersi, cadere, essere rimossi dal lavaggio delle mani, dal tempo trascorso o dalle caratteristiche dell’arma e della munizione. Anche qui, il dato tecnico deve essere interpretato nel contesto.
La balistica forense interviene anche nel recupero dei numeri di matricola. Quando il numero seriale di un’arma viene abraso, limato o cancellato per impedirne l’identificazione, il laboratorio può tentarne il ripristino mediante trattamenti chimici o elettrochimici della superficie metallica. La tecnica sfrutta un principio fisico: la punzonatura originaria non modifica solo la superficie visibile, ma deforma in profondità la struttura del metallo. Se l’abrasione non ha rimosso completamente quella zona alterata, il reagente può evidenziare differenze di contrasto e far riemergere, in tutto o in parte, le cifre originarie. Il risultato viene documentato fotograficamente, ma non sempre il recupero è possibile o completo.
Come tutte le discipline forensi, anche la balistica ha limiti che vanno conosciuti. Un proiettile può deformarsi all’impatto fino a rendere illeggibili le striature. Una canna può usurarsi nel tempo e modificare alcuni segni individuali. La sostituzione della canna, del percussore o di altri componenti può complicare il confronto con reperti precedenti. Rimbalzi, superfici intermedie, proiettili frammentati, armi modificate o munizionamento particolare possono rendere la ricostruzione più difficile. I GSR hanno una persistenza limitata e possono essere trasferiti o rimossi.
La balistica forense, dunque, non è una macchina che restituisce automaticamente il nome di chi ha sparato. È un insieme di tecniche che aiutano a leggere i segni lasciati da un colpo d’arma da fuoco: sul bossolo, sul proiettile, sulla scena, sui corpi, sulle mani, sugli abiti. Può dire molto, quando i reperti sono buoni e l’analisi è corretta. Ma ogni conclusione balistica deve restare dentro il perimetro dei dati disponibili e deve essere valutata insieme al resto dell’indagine.

Author: Antonio Fusco

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle pubbliche amministrazioni, ha conseguito il Master di secondo livello in Criminologia Forense ed è iscritto alla Società Italiana di Criminologia. Quale Dirigente della Polizia di Stato, attualmente in quiescenza, si è occupato di indagini di polizia giudiziaria, investigazioni e contrasto alla criminalità. Scrive romanzi crime per Giunti (serie delle indagini del commissario Casabona) e per Rizzoli (serie delle indagini dell'ispettore Massimo Valeri - l'Indiano). Alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Germania, Grecia e Turchia.

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