Vasile Frumuzache: la Guardia Giurata dalla doppia vita

Il 19 marzo 2026, nell’aula bunker di Santa Verdiana a Firenze, Vasile Frumuzache ha parlato per quasi cinque ore davanti alla Corte d’Assise. Ha risposto alle domande del suo difensore, degli avvocati di parte civile e dei pubblici ministeri Luca Tescaroli, procuratore di Prato, e Leonardo Del Gaudio, sostituto della Procura di Pistoia. In prima fila sedevano il fratello e la sorella di Ana Maria Andrei; poco distante, la moglie dell’imputato. Frumuzache ha raccontato la propria versione dei fatti con un’apparente lucidità, fornendo per ciascun omicidio un movente distinto: «Ho ucciso Maria Denisa Paun per paura, invece Ana Maria Andrei per disprezzo».
Frumuzache ha trentatré anni. È nato in Romania, arrivato in Italia nel 2008 a quattordici anni, prima in provincia di Trapani con la madre, poi in Toscana dal 2022. Guardia giurata, sposato, due figli piccoli, incensurato fino al giugno 2025. Una professione che in Italia richiede il decreto del Prefetto, la verifica dei requisiti morali, l’accertamento dell’affidabilità psicofisica, l’assenza di precedenti penali. Lo Stato lo aveva valutato idoneo. Gli aveva consentito di portare un’arma.
Eppure, secondo la ricostruzione accusatoria e le sue stesse ammissioni, in una sera del luglio 2024 Frumuzache ha contattato Ana Maria Andrei, ventisette anni, escort rumena residente a Montecatini Terme. Si sono appartati in auto; lei, scoperta la nazionalità rumena dell’uomo, ha interrotto l’incontro. In aula ha dichiarato: «Voleva sapere se fossi italiano. Quando le ho detto che ero romeno, ha cambiato idea. Le facevo schifo». Ha aggiunto di averla accoltellata, di avere un «vago ricordo» del gesto. Il giorno seguente è tornato sul posto, ha portato via la BMW della donna, l’ha riverniciata, ne ha cambiato le targhe. Il corpo di Ana Maria, ridotto a resti ossei, è stato ritrovato solo nel giugno 2025 nel bosco della Panteraie, sulle colline di Montecatini, vicino a un casolare abbandonato. La scomparsa era stata denunciata il primo agosto 2024.
Dieci mesi dopo, nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025, Frumuzache ha incontrato Maria Denisa Paun, trent’anni, connazionale e anche lei escort, nella stanza 101 del residence Ferrucci a Prato. Dopo un rapporto sessuale, la donna, a suo dire, gli avrebbe chiesto diecimila euro per non rivelare alla moglie quell’incontro. «Pensavo fosse uno scherzo, ma lei ha insistito. Ho perso la testa e l’ho aggredita.» L’ha strangolata, ha caricato il corpo in una valigia. La mattina dopo ha accompagnato i figli a scuola, è tornato indietro e ha decapitato il cadavere. I resti sono finiti nello stesso luogo dove giacevano quelli di Ana Maria.
L’interrogatorio del 19 marzo ha restituito un profilo che la difesa intende valorizzare sul piano psichiatrico. Frumuzache ha parlato di un’infanzia segnata dai maltrattamenti del padre, di una dipendenza da siti pornografici che descrive come incontrollabile: «Con mia moglie andava tutto bene. Eppure cercavo esperienze sessuali a pagamento. Sapevo che era sbagliato, mi coglieva il senso di colpa, ma poi ricominciavo». Ha evocato una dissociazione: «È come se un altro io mi parlasse, sento che mi dice che la mia vita non ha senso. Sento delle voci, ma non lo so spiegare». L’avvocato Diego Capano ha chiesto la perizia psichiatrica. Accusa e parti civili si sono opposte. La Corte si è riservata: deciderà il 2 aprile.
La questione è processualmente decisiva. Se la perizia venisse disposta e accertasse un vizio di mente, anche parziale, le conseguenze sulla pena sarebbero rilevanti. Ma c’è un problema di credibilità che il racconto di Frumuzache non risolve: le versioni sono cambiate. Nelle prime confessioni, nel giugno 2025, aveva indicato come movente dell’omicidio di Ana Maria un rifiuto sessuale generico. In aula, nove mesi dopo, il rifiuto è diventato una questione etnica, con una carica di umiliazione e disprezzo che sembra costruita per rafforzare la tesi dell’impulso incontrollabile. Le due procure coinvolte, peraltro, non concordano neppure sulla dinamica: quella di Pistoia ha escluso mandanti e moventi economici, contestando i futili e abietti motivi; quella di Prato, per l’omicidio di Denisa, ha formulato l’accusa in concorso con «altri soggetti non ancora identificati», ipotizzando che Frumuzache non abbia agito da solo. La telefonata di quaranta minuti effettuata la notte dell’omicidio di Denisa, i quattro telefoni cellulari sequestrati di cui uno nascosto sotto il sedile dell’auto, le quattro lame bruciate trovate nei pressi del casolare: sono elementi che alimentano l’ipotesi del concorso, ma sui quali finora non sono emersi riscontri a carico di terzi.
C’è poi una zona d’ombra ulteriore. Nell’area degli scavi attorno al casolare sono stati trovati frammenti ossei e indumenti non riconducibili ad Ana Maria Andrei né a Maria Denisa Paun. Nessuna identificazione, nessuna terza vittima accertata; ma le procure hanno esteso le verifiche a tutte le province in cui Frumuzache ha vissuto, compresa la Sicilia. Guma Ionut Cristi, detenuto che lo ha aggredito con olio bollente nel carcere della Dogaia di Prato e che risulta essere stato il fidanzato di Ana Maria, ha dichiarato agli inquirenti che le vittime sarebbero più di due.
Il 4 febbraio scorso Frumuzache ha tentato di evadere da Sollicciano calandosi con una corda di lenzuola durante l’ora d’aria; è stato bloccato dall’unico agente di ronda. Davanti alla Corte ha attribuito quel gesto a una minaccia subita alla prima udienza del 15 gennaio: un parente di una delle vittime avrebbe mimato il taglio della gola. Il procuratore Tescaroli ha chiesto la trasmissione degli atti per verificare. Gli è stata contestata anche la rapina, per milleduecento euro sottratti alle due donne.
Due donne uccise, un reo confesso che costruisce in aula un racconto articolato di sé, una perizia psichiatrica che potrebbe riscrivere i contorni della pena, resti ancora senza nome in un bosco toscano. Il processo prosegue il 2 aprile. Quel giorno la Corte d’Assise di Firenze deciderà se aprire la porta allo sguardo clinico oppure se il racconto che Frumuzache fa della propria mente resterà soltanto il vano tentativo di un imputato di sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni.

Author: Antonio Fusco

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle pubbliche amministrazioni, ha conseguito il Master di secondo livello in Criminologia Forense ed è iscritto alla Società Italiana di Criminologia. Quale Dirigente della Polizia di Stato, attualmente in quiescenza, si è occupato di indagini di polizia giudiziaria, investigazioni e contrasto alla criminalità. Scrive romanzi crime per Giunti (serie delle indagini del commissario Casabona) e per Rizzoli (serie delle indagini dell'ispettore Massimo Valeri - l'Indiano). Alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Germania, Grecia e Turchia.

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