Da Ambrosio a Valsecchi: i delitti senza un perché

C’è un aneddoto molto comune che descrive, in modo forse non scientifico ma con chiara efficacia, la condizione mentale di un soggetto squilibrato. Quello di un girovago alla guida di un‘auto che percorre a tutta velocità un‘autostrada contromano pensando, fra sé e sé, degli altri automobilisti: “ma tu guarda quanti idioti che viaggiano contromano e non se ne accorgono“. La scienza potrebbe spiegarlo con parole senza dubbio più eleganti e appropriate ma il concetto è sostanzialmente il medesimo; chi è convinto di un pensiero astruso o segue una propria percezione ostinatamente, nonostante l’evidenza contraria, è delirante, e il pensiero delirante è caratteristico di soggetti che la stessa scienza definisce come insani di mente, folli, squilibrati, in altre parole psicopatologici.
Le parole del presunto omicida di Alessandro Ambrosio, Marin Jelenic 36enne di origine croata, al momento del suo arresto “So che sono ricercato, ma non so perché” echeggiano emblematiche di quel distacco dalla realtà che ancora molti non conoscono o in cui hanno avuto la fortuna di non imbattersi finora. Non come lo sventurato trentaquattrenne, di professione capotreno, che transitando dal proprio luogo di lavoro sebbene fuori servizio, è incorso in una sorta di fatale maleficio divenendo ignaro bersaglio di un’azione omicida tanto efferata quanto fulminea, che ci riporta inevitabilmente alla memoria quella subìta da Anna Laura Valsecchi, manager di 43 anni, aggredita e accoltellata a Milano nella City.
Due vicende incredibili e straordinariamente simili, accomunate da apparente assenza di movente e analogo modus operandi, in cui vittime casuali vengono aggredite in modo fulmineo alle spalle con arma bianca, con destini fortunatamente diversi, essendo la donna scampata miracolosamente alla morte per una questione puramente anatomica.
Benchè la mano che si è armata non appartenga allo stesso aggressore (in questo secondo caso si tratta di Vincenzo Lanni, 59 anni, con precedenti per due tentati omicidi e un percorso psichiatrico alle spalle), queste analogie sono materiale sufficiente alla psicologia investigativa per una riflessione che, qualora si riesca a mettere da parte i penosi sentimenti associati a simili e surreali tragedie, possa contribuire a gettare un po’ di luce proprio sull’interrogativo ancora insoluto e più rumoroso: perché? Dal momento che non è ravvisabile alcun movente. A ciò fa eco il secondo, per urgenza, quesito collettivo: come si fa a prevedere e quindi evitare analoghe vicende?
Per quanto concerne l’assenza di movente, sappiamo bene che non tutti i delitti ne hanno uno chiaro e lampante, da manuale, che renderebbe la vita facile a tutti, in primis alla magistratura. Moventi economici, passionali, sessuali, ideologici, serviti sul piatto aiutano a leggere con apprezzabile rapidità sia la criminogenesi che la criminodinamica, facilitando l’identificazione dei capi di imputazione e il computo della pena. E‘ di fronte all’assenza di ragioni logiche a spiegare il gesto delittuoso che solitamente si invoca l’ausilio delle scienze umanistiche e criminologiche, sentendosi smarriti di fronte all’ombra della morte gratuita.
Il male è banale, si dice allora. Vale a dire non siamo pronti, attrezzati a riconoscere quella forma di male che non si può ricondurre ad una ragione logica, certa, figuriamoci a gestirla.
Secondo quanto ricostruito, subito dopo il delitto il presunto omicida del capotreno (che in base alle prime notizie sarebbe una specie di fantasma delle stazioni, simile a quello di Ghost) sarebbe salito su un treno regionale alla volta di Milano ma sarebbe stato fatto scendere a Fiorenzuola, nel Piacentino, per atteggiamenti molesti e aggressivi senza senso, anche nei confronti del personale del treno. Le videocamere di sorveglianza di un esercizio commerciale, vera e propria ancora di salvezza dell’attuale scienza dell‘indagine, avrebbero già fatto registrare poco tempo prima, nell‘uomo, lo stesso tipo di comportamento disorganizzato (distruzione gratuita del locale con detenzione di arma bianca), segno inequivocabile di un pattern di condotte ripetitivo perché rispondente ad una conclamata forma di patologia mentale, forse anche accentuata dal consumo di alcool o sostanze (frequente in questi quadri). I presenti sulla scena, alla luce del successivo evolversi degli eventi, avranno quindi facilmente compreso di essere passati allo status di sopravvissuti.
Di un movente un soggetto con disturbi psichiatrici, come un Jelenic o un Lanni solo per citare i più recenti, non ne ha bisogno. E’ il disordine mentale il suo movente, appena sottopelle e pronto ad esplodere in modo imprevedibile come un virus fulminante. Al di là della singola diagnosi, che può variare ad esempio nella tipologia di delirio, la psicopatologia deve essere analizzata e interpretata nella sua accezione complessa di spiegazione e non già di giustificazione. Giustificare significa infatti essere tentati a medicalizzare la giustizia, intervenendo solo attraverso la dimensione retorica della cura (utopica se si pensa all’incidenza sulla popolazione) e non su quella pragmatica, che viene oggi richiesta a gran voce non soltanto dai nostalgici dei manicomi giudiziari.
Ignorare la pericolosità quotidiana insita in soggetti con grave squilibrio mentale liberi di circolare delegandone la gestione impersonale ad uffici e pratiche burocratiche equivale a moltiplicare gli scenari di rischio e il possibile conteggio delle vittime inconsapevoli.
Per tornare al noto aneddoto, di questo passo potremmo essere noi, abili patentati, a doverci chiedere ad un certo punto se stiamo andando contromano.

Author: Silvia Calzolari

Silvia Calzolari è una psicologa clinica e forense, oltre che criminologa. Dopo la laurea in psicologia, si è specializzata in neuropsicologia e psicodiagnostica forense. È iscritta all'Albo degli psicologi della Toscana. Svolge attività di perito presso gli Uffici Giudiziari, è giudice onorario al Tribunale di Sorveglianza e insegna Criminologia investigativa e Forense all'Università Unicollege di Firenze. Si occupa di tematiche relative alla psicologia giuridica, alla sicurezza stradale e alla psicologia ambientale. Spesso invitata come esperta in convegni e dibattiti.

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