Retau 1974: la lista e la scheda che collegano Mostro di Firenze, Narducci e Forteto

Da qualche giorno nel mondo del true crime gira una parola che fino a ieri non esisteva: “Retau”. È l’intestazione di un foglio ingiallito, battuto a macchina, che l’ex suora Annamaria Mazzari (la “suor Elisabetta” che negli anni Novanta seguiva spiritualmente Pietro Pacciani in carcere) ha tirato fuori davanti alle telecamere di Pulp Podcast, il format condotto da Fedez e Mr. Marra. Sopra quel foglio, datato “Retau 1974”, ci sono otto nomi, tutti in un modo o nell’altro transitati nel grande contenitore “Mostro di Firenze”, e, accanto, sigle del tipo “L5, L6, L7” interpretate da qualcuno come possibili importi in lire.
La Mazzari racconta di aver ricevuto quel documento anni fa in forma anonima, nella cassetta delle lettere, e di averlo tenuto in uno scatolone fino a oggi. La carta è un vecchio modulo contabile con la sigla dell’IGE, l’imposta sulle entrate in vigore prima dell’IVA: un dettaglio che colloca verosimilmente il supporto tra anni Sessanta e primi Settanta, coerente con il “1974” in intestazione. Su incarico del podcast, il foglio è stato sottoposto a una perizia tecnico–grafologica che, per quanto sin qui reso noto, si limita a descrivere macchina da scrivere, inchiostro e coerenza cronologica della carta, senza poter dire nulla sull’autore materiale, sul contesto e, soprattutto, sul significato della lista.
A colpire, più del misterioso “Retau”, sono proprio i nomi. Li riassumo in modo molto asciutto, con una precisazione di metodo: solo alcuni di questi soggetti sono stati condannati in via definitiva, e mai per i delitti del Mostro di Firenze; altri sono entrati e usciti dalle indagini o dalle cronache senza approdare ad alcuna responsabilità giudiziaria.
1. Rodolfo Fiesoli
Fondatore e capo carismatico della comunità agricola “Il Forteto” nel Mugello. È stato condannato in via definitiva a 14 anni e 10 mesi per maltrattamenti e abusi sessuali su minori e persone fragili affidate alla comunità, al termine di un lungo iter processuale concluso in Cassazione nel 2019.
2. Luigi Goffredi
Co–fondatore e ideologo del Forteto. Ha riportato condanne storiche per reati come atti di libidine violenta e maltrattamenti, poi in larga parte caduti in prescrizione nei procedimenti più recenti, anche se le sentenze hanno confermato nei suoi confronti le statuizioni civili risarcitorie.
3. Rolf Reinecke
Cittadino tedesco che, nel 1983, fu tra i primi a imbattersi sulla scena del delitto dei due turisti tedeschi uccisi dal Mostro. Il suo nome ricompare in alcune informative e in certa pubblicistica come figura “di contorno”, ma non risulta mai condannato né formalmente ritenuto responsabile dei duplici omicidi.
4. “Duca
Soprannome, non nome e cognome. Nelle ricostruzioni più recenti viene usato per indicare un uomo non meglio identificato, talvolta descritto come ex legionario o vicino ad ambienti dell’estrema destra. Nel foglio “Retau” è l’unico nome barrato e privo di cifra. Ad oggi, però, “Duca” resta un alias senza identità certa né condanne legate al caso.
5. Joe (Joseph/Giuseppe) Bevilacqua
Ex militare USA e investigatore della Criminal Investigation Division, poi direttore del cimitero militare del Falciani, non lontano dal luogo dell’ultimo delitto alle Fonti degli Scopeti. Fu testimone al processo Pacciani, dichiarando di averlo visto nella zona e di essere stato tra gli ultimi a vedere viva la coppia francese. Negli ultimi anni un giornalista lo ha indicato come possibile trait d’union tra Mostro e Zodiac; l’indagine aperta su questa pista è stata archiviata e lo stesso cronista è stato condannato per diffamazione, con quella equazione definita in sentenza priva di fondamento probatorio.
6. Francesco Calamandrei
Farmacista di San Casciano, imputato come presunto “mandante” in uno dei filoni sul “secondo livello” del Mostro. Il 21 maggio 2008 è stato assolto con la formula “perché il fatto non sussiste”, assoluzione piena confermata e divenuta definitiva, che lo dichiara estraneo ai delitti delle coppiette.
7. Francesco Narducci
Gastroenterologo perugino, trovato morto nel lago Trasimeno nell’ottobre 1985, un mese dopo l’ultimo delitto del Mostro. La Procura di Perugia ha ipotizzato che fosse stato ucciso e che la sua morte fosse collegata a un presunto circuito di mandanti dei delitti fiorentini; dopo anni di indagini e processi, tutti gli imputati per i supposti depistaggi sono stati prosciolti o assolti, e la Cassazione ha chiuso il filone senza certificare alcun legame provato tra Narducci e il Mostro.
8. Giulio Cesare Zucconi
Medico ginecologo fiorentino, il cui nome entra di tanto in tanto nel materiale d’epoca come figura orbitante intorno a determinati ambienti cittadini e all’ultimo delitto. Anche in questo caso, nessuna condanna, ma un insieme di citazioni e sospetti rimasti allo stato di ipotesi.
Questo è, a oggi, il contenuto nudo e crudo del foglio “Retau 1974”: una costellazione di nomi che gli addetti ai lavori conoscono bene, raccolti su un unico documento di origine ignota. La Mazzari lo interpreta come la lista di una “squadra della morte” organizzata, con Pacciani relegato al ruolo di incidente di percorso. Ma questa resta la sua lettura, non una verità processuale.
In tutto questo, “Retau” resta un’etichetta senza significato condiviso. C’è chi ipotizza il nome di un gruppo, chi un acronimo, chi un gioco di inversioni di lettere: per ora sono solo speculazioni. L’unico dato verificabile è che quella parola sta in testa a un foglio proveniente da chissà dove, datato “1974”, pieno di nomi pesanti già transitati in contesti diversi (Forteto, Narducci, piste alternative) e ora compressi in una singola pagina.
C’è però un dettaglio che a truecrimes.it interessa particolarmente, perché sposta l’attenzione dal documento emerso oggi a un episodio investigativo che precede di anni questa ondata di curiosità: la vicenda delle telefonate minatorie a una estetista umbra, Dorotea Falso, e della scheda telefonica che, secondo gli atti, avrebbe collegato quelle minacce alla comunità del Forteto.
Tra il 2000 e il 2001 una donna di Foligno, titolare di un centro estetico, inizia a ricevere ripetute telefonate anonime: le voci – una maschile, una o più femminili – si presentano come appartenenti a una setta satanica, parlano di sacrifici sulle colline di Firenze, del Mugello, del lago Trasimeno e fanno i nomi di Pacciani e Narducci. In una delle frasi riportate dalla stampa dell’epoca, la minaccia suona più o meno così: “faremo a te quello che è stato fatto a Narducci, tuo figlio lo sacrificheremo a Satana sulle colline di Firenze, il gran maestro verrà da Firenze”.
Le denunce di Falso finiscono sul tavolo degli inquirenti perugini e danno origine a un fascicolo che sarà poi indicato dagli stessi investigatori come uno degli innesti del filone Narducci–Mostro. Nelle relazioni del GIDES e nei riassunti investigativi si legge che, dai tabulati delle cabine usate per effettuare quelle chiamate, risultavano contatti – poco prima o subito dopo le minacce – verso utenze telefoniche della provincia di Firenze, tra cui il numero della cooperativa “Il Forteto” di Vicchio.
In un’audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del Forteto, uno dei relatori parlerà apertamente della scheda telefonica usata per minacciare l’estetista e poi per chiamare il Forteto come di “uno dei collegamenti più forti” mai emersi tra il Mostro, Narducci e la comunità guidata da Fiesoli.
Su questo punto è bene essere molto chiari:
• non esiste, ad oggi, una sentenza che trasformi quel collegamento telefonico in prova di un ruolo del Forteto nei delitti del Mostro;
• la ricostruzione nasce da atti investigativi e da letture successive (giornali, blog, commissioni), e va trattata come tale;
• il valore probatorio di quella scheda e il perché delle minacce a Dorotea Falso restano tuttora oggetto di discussione tra chi studia le carte.
Eppure, se oggi rimettiamo sul tavolo la lista “Retau 1974” con dentro Fiesoli e Goffredi, e accanto le vecchie carte sulle telefonate in cui qualcuno, anni prima, minacciava una donna evocando Pacciani e Narducci e usando una scheda che chiamava anche il Forteto, il quadro si arricchisce di una simmetria curiosa: gli stessi nomi e gli stessi luoghi (Mugello, Forteto, lago Trasimeno, colline di Firenze) riappaiono a distanza di tempo in contesti diversi, sempre sul crinale tra cronaca giudiziaria e zona grigia delle piste alternative.
Non significa, lo ripeto, che la lista “Retau 1974” sia la chiave risolutiva del caso, né che dal combinato disposto tra quel foglio e la storia di Dorotea Falso discenda automaticamente un sistema di mandanti, di setta o di “squadra della morte” giuridicamente dimostrato. Significa però che, ancora una volta, i fili narrativi e investigativi del Mostro di Firenze tornano a incrociarsi con quelli del caso Narducci e dello scandalo Forteto: prima nelle carte giudiziarie e nelle commissioni parlamentari, oggi in un foglio tirato fuori da un faldone in un podcast di grande audience.
Il lavoro di chi si occupa di true crime non è trasformare ogni suggestione in verità, ma conservare la memoria di questi fili, separarli dai processi già definiti, e continuare a chiedersi cosa resta fuori dai faldoni ufficiali. “Retau 1974”, con i suoi nomi e con le sue “L5, L6, L7”, è uno di questi oggetti: interessante, disturbante, ancora tutto da decifrare. La vecchia scheda telefonica usata per minacciare un’estetista di Foligno e per chiamare il Forteto è un altro. Metterli uno accanto all’altro non dimostra nulla, ma ci dice parecchio su quanto questo caso, a quarant’anni di distanza, continui a generare risacche di ombre, convergenze, e domande che nessun verdetto ha ancora chiuso davvero.

Author: Antonio Fusco

Laureato in Giurisprudenza e in Scienze delle pubbliche amministrazioni, ha conseguito il Master di secondo livello in Criminologia Forense ed è iscritto alla Società Italiana di Criminologia. Quale Dirigente della Polizia di Stato, attualmente in quiescenza, si è occupato di indagini di polizia giudiziaria, investigazioni e contrasto alla criminalità. Scrive romanzi crime per Giunti (serie delle indagini del commissario Casabona) e per Rizzoli (serie delle indagini dell'ispettore Massimo Valeri - l'Indiano). Alcuni dei suoi libri sono stati tradotti in Germania, Grecia e Turchia.

articoli simili

1 thought on “Retau 1974: la lista e la scheda che collegano Mostro di Firenze, Narducci e Forteto

  1. Che poi volendo guardare, in tempi non sospetti, Filastò in video andò a dire esattamente chi fosse Il Duca

    https://youtu.be/Vx1iSBTlf_4?si=bwrsFs_ISzE-XgQz

    Ad oggi per chi ha seguito comunque la vicenda anche questa voce che magari nelle dirette fatte non sapevano, non è nuova e potrebbe spiegare molte cose.

    Anche la storia di Malatesta ora troverebbe le conferme

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *