È il 2 luglio 2025. Il corpo di una donna viene ritrovato da un passante tra la frazione di Castagno d’Andrea e San Godenzo, in provincia di Firenze, al confine con la vicina Emilia-Romagna. Il corpo senza vita è riverso sulla strada isolata nei boschi che porta al monte Falterona.
È il corpo di Franka Ludwig, donna tedesca di 52 anni. Indossa degli abiti da jogging e, dal racconto di un’amica, doveva incontrarsi proprio con quest’ultima ma, a quell’appuntamento non ci è mai arrivata.
L’amica si chiama Simona Hirsch, 59 anni, titolare di una copisteria e famosa per organizzare mostre sui bonsai.
Si ipotizza subito un incidente stradale ma le lesioni, evidentemente da corpo contundente, sul capo e sul volto della donna fanno virare le indagini in un’altra direzione, quella dell’omicidio. A corroborare questa ipotesi la presenza di un grosso sasso, sulla scena, sporco di sangue.
L’autopsia successiva esclude completamente la possibilità dell’incidente stradale, conferma la morte violenta causata con dei colpi da corpo contundente ma, a seguito dell’esame tossicologico, dà anche un altro dato molto importante: alla donna è stata somministrata una massiccia dose di benzodiazepine, per stordirla e renderla incosciente.
Franka Ludwig è stata uccisa.
Gli inquirenti iniziano da subito ad indagare nella vita di Franka.
Vive a Berlino dove gestisce un centro estetico. È sposata con Emiliano Milza, noto chef e manager di strutture alberghiere residente nel fiorentino. Stanno insieme da diversi anni e, 6 mesi prima della sua morte, hanno avuto un figlio con fecondazione eterologa avvenuta all’estero. Vista la distanza tra i due coniugi, con lei stabilmente a Berlino e lui in Toscana, il bambino è stato affidato al padre in Italia.
Gli inquirenti, durante le indagini, scoprono una strana “coincidenza“: pochi mesi prima sono state stipulate delle polizze assicurative sulla vita di Franka Ludwig, in favore di Emiliano Milza, di suo figlio e dell’anziana madre di Milza, secondo le quali in caso di morte a seguito d’incidente stradale in cui fosse rimasta vittima la signora Ludwig, il premio sarebbe aumentato fino a raggiungere circa 3 milioni di euro.
Agli inquirenti qualcosa non torna ed indagano nella direzione di Emiliano Milza.
La svolta arriva il 13 gennaio 2026, con l’arresto e successivo fermo dello chef fiorentino e dell’amica Simona Hirsch. I due avrebbero organizzato l’omicidio per intascare i premi delle polizze, stipulate un mese dopo la nascita del figlio della coppia.
Entrambi stavano organizzando la fuga dall’Italia, lui verso l’Isola di Capoverde e lei in direzione Spagna.
La mattina del delitto, Emiliano Milza, che stava trascorrendo una vacanza con la moglie, il figlio ed i genitori della moglie in una struttura nella vicina Scarperia, somministra alla moglie una massiccia dose di Halcion, un farmaco a base di benzodiazepine. Con la complicità dell’amica Simona Hirsch, la caricano, vestita in tenuta da jogging, su un furgone.
Sarà la Hirsch a compiere materialmente il delitto, portando Franka sulla zona del ritrovamento, scaricandola sulla strada e colpendola ripetutamente con il sasso, ritrovato successivamente sulla scena del crimine. Il tutto prima di simulare l’incidente stradale che gli avrebbe permesso di riscuotere i premi assicurativi.
Ma questa storia non finisce qui. E qui dobbiamo porci una domanda: Emiliano Milza è solo un omicida o siamo di fronte a un potenziale serial killer?
Subito dopo i risultati dell’autopsia, Milza e Hirsch si rendono conto che il piano non è andato a buon fine.
Gli inquirenti non indagano più nella direzione dell’incidente stradale ma mettono sotto la lente d’ingrandimento il marito della vittima e la sua amica.
A questo punto Milza programma l’omicidio anche dell’unica persona che avrebbe potuto svelare il piano diabolico: Simona Hirsch.
Lo si scopre da diverse intercettazioni ambientali e telefoniche delle conversazioni tra Milza e la madre 80enne.
Il piano non viene attuato perché lo chef fiorentino e la sua complice vengono arrestati.
Ma non è ancora tutto.
Si scopre che, circa 7 mesi prima, c’è un’altra morte sospetta all’interno della cerchia di Milza.
Una donna peruviana 40enne, che svolgeva l’attività di badante della madre dello chef, sarebbe morta in circostanze misteriose.
Quest’ultima pare avesse stipulato una polizza sulla vita con beneficiario Emiliano Milza, con la promessa che ci avrebbe pensato lui a rigirare la somma incassata ai figli della donna. Pare che su questa polizza siano nate delle problematiche contrattuali e legali all’incasso da parte del Milza che non gli avrebbero permesso di beneficiarne.
Come se non bastasse pare che l’uomo, già in passato, avrebbe provato più volte a fare del male alla madre e che somministrava regolarmente benzodiazepine sia alla moglie che al neonato figlio. I genitori della Ludwig segnalano agli inquirenti che c’era stato già un episodio di un malore avuto dalla figlia nel 2019 durante un soggiorno in un albergo, episodio finito nel dimenticatoio perché sminuito agli occhi dei parenti dalla donna.
Andando a scavare nella storia coniugale tra Milza e la Ludwig è evidente una grande capacità manipolatoria dell’uomo, in quanto fu lui a convincerla alla fecondazione eterologa per avere un figlio, lei non ne aveva nessuna intenzione.
La capacità manipolatoria appare evidente anche nel rapporto di lui con la Hirsch, conosciuta su un sito di incontri e coinvolta poi nell’organizzazione del delitto ma anche nel convincere la badante peruviana della madre a renderlo beneficiario della polizza sulla sua vita.
Secondo la definizione criminologica più accreditata, un serial killer è un soggetto che commette almeno tre omicidi in momenti distinti, con un intervallo di “raffreddamento” tra uno e l’altro. Nel caso di Milza, abbiamo un omicidio accertato (la moglie), una morte sospetta su cui si indaga (la badante peruviana) e un omicidio pianificato ma non eseguito (la Hirsch). Qualora venissero accertate tutte le responsabilità imputate a Milza, staremmo parlando di un potenziale serial killer in piena regola, che non si sarebbe fermato se non fosse stato scoperto e arrestato.
Lo stesso avrebbe organizzato meticolosamente tutti gli omicidi, compreso quello andato a monte della sua complice, tessendo quella che pare essere una tela di un ragno nella quale intrappolava le donne che faceva entrare nella sua cerchia.
Probabilmente il piano dell’omicidio Ludwig parte già dal momento della decisione da parte di Milza di convincere la moglie ad avere un figlio, tant’è vero che stipula, subito dopo un mese della nascita del bimbo, le assicurazioni sulla vita della donna in suo favore, del bimbo e dell’anziana madre, anche quest’ultima manipolata dal Milza.
La motivazione, anche del presunto delitto della donna peruviana, così come quello di Franka Ludwig e l’ultimo non concretizzatosi della Hirsch hanno come unica matrice il guadagno economico.
Emiliano Milza non volendo rinunciare alla vita molto agiata che conduceva e che, vista la sua situazione economica non proprio florida (pare avesse numerosi debiti), non poteva permettersi, ha deciso di trovare la soluzione a lui più consona per soddisfare i propri bisogni personali, che avevano importanza prioritaria rispetto a qualunque individuo presente nella sua vita. Ha completamente depersonalizzato chi gli stava accanto: moglie, figlio, madre, amici, conoscenti. Li ha completamente privati delle qualità umane, permettendosi di vederli come oggetti da eliminare pur di raggiungere i suoi scopi.
Emiliano Milza, se tutte le accuse gli verranno confermate, lo potremmo tranquillamente definire un “potenziale serial killer” per motivazioni legate al guadagno economico.
Spesso si guarda alla figura del serial killer come un soggetto che vediamo solo nei film, mosso da motivazioni di natura sessuale, dipinto come un mostro dagli occhi demoniaci. Questo ci aiuta ad allontanare il male da noi stessi. È difficile immaginare un uomo con un aspetto mite ed un comportamento educato, ancor di più se lo conosciamo ed è vicino a noi. La storia è piena di assassini seriali con una vita di facciata estremamente normale ed insospettabile.
Il male è spesso più banale di quello che immaginiamo ed ha motivazioni molto più pratiche di quelle dipinte nei villains cinematografici.














