Il 19 settembre 2007, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, un’analisi sul campione prelevato dai pedali della bicicletta Umberto Dei evidenziò un profilo genetico attribuito alla ragazza uccisa. Quel risultato portò al fermo di Alberto Stasi. Il giorno successivo, due nuove analisi sullo stesso estratto diedero esito negativo. Di queste ultime non è stata trovata traccia negli atti dell’indagine e dei processi a carico di Stasi.
Lo riferisce la Procura di Pavia nel comunicato di oggi, 28 settembre 2026, firmato dal procuratore Fabio Napoleone. La nota annuncia la conclusione delle indagini su Andrea Sempio, dopo gli ulteriori accertamenti svolti anche sulle consulenze presentate dalle difese. L’accusa resta invariata. Il documento affronta però anche quanto accadde nei laboratori del RIS diciannove anni fa.
Le due analisi negative sono state individuate dai consulenti della difesa Stasi nei dati grezzi di laboratorio consegnati dal RIS di Parma alla Procura il 6 novembre 2025. Secondo la difesa, quei risultati avrebbero potuto scagionarlo già nel 2007. I consulenti della Procura ne hanno confermato l’esistenza, arrivando a una conclusione più prudente: il contrasto con il risultato positivo del giorno prima avrebbe richiesto un approfondimento. Dalle indagini attuali non risulta che sia stato eseguito.
Il primo profilo genetico era stato attribuito a Chiara Poggi “oltre ogni ragionevole dubbio”. I risultati del giorno successivo avevano dunque messo in discussione una conclusione presentata come certa ma erano stati taciuti. La Procura ha cercato chiarimenti presso gli appartenenti al RIS dell’epoca, ma il comunicato non ne riferisce gli esiti. Non sappiamo ancora perché le analisi abbiano dato risultati diversi e perché quelle negative non compaiano negli atti. La nota non attribuisce questa assenza a un occultamento volontario.
Quanto agli elementi che riguardano Sempio, i consulenti della Procura confermano le proprie precedenti conclusioni sull’impronta 33. Hanno esaminato le obiezioni della difesa e la sua consulenza integrativa, senza trovare elementi nuovi capaci di modificare la valutazione già espressa. Il comunicato riferisce quindi che i consulenti dell’accusa mantengono la loro posizione anche dopo il confronto con gli elaborati difensivi, ma non ne illustra le ragioni tecniche.
Anche sulla traccia di scarpa rinvenuta nell’abitazione, gli accertamenti non consentono, secondo i consulenti della Procura, di sostenere un’incompatibilità fisica con il piede di Sempio. Una nota integrativa indica che una scarpa Frau numero 42 risulta compatibile con le misure del suo piede. Il risultato riguarda le dimensioni della calzatura e non basta a stabilire chi abbia lasciato la traccia.
Sul DNA la Procura è meno dettagliata. Riferisce che le osservazioni integrative della genetista Marina Baldi, consulente della difesa Sempio, sono state esaminate e confutate dai propri consulenti, Carlo Previderè e Pierangela Grignani. Non spiega però quali siano i punti contestati e non cita espressamente il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi. Dal comunicato non si ricava quindi un nuovo risultato specifico su quelle tracce.
Un altro accertamento riguarda il sangue sulle pareti. Il RIS di Roma ha svolto esperimenti deponendo sangue umano su tre diversi tipi di supporto murario. Anche quando il sangue era certamente presente, sono stati ottenuti risultati negativi sia nel test che serve a confermarne la presenza sia in quello che misura la quantità di materiale genetico. Secondo lo studio, i componenti minerali dell’intonaco possono ostacolare il funzionamento delle analisi. Un risultato negativo, in quelle condizioni, non permette dunque di escludere sangue o DNA. La sperimentazione non costituisce però una prova diretta che l’impronta 33 fosse stata lasciata con sangue.
Le nuove analisi medico-legali affrontano invece il tempo trascorso fra le lesioni e la morte. Cristina Cattaneo e l’anatomopatologo Biagio Eugenio Leone hanno esaminato i campioni di tessuto conservati. Secondo i consulenti, fra la produzione delle lesioni studiate e il decesso sarebbe trascorso un intervallo minimo stimato fra quindici e trenta minuti. Non viene esclusa una sopravvivenza complessiva fino a un’ora. Questo non significa che l’aggressione sia durata sessanta minuti: la stima riguarda l’intervallo fra le lesioni e la morte.
Nella loro ricostruzione, almeno una parte delle lesioni esterne al cranio sarebbe stata causata durante una colluttazione o un’aggressione protratta nel tempo. Chiara Poggi avrebbe cercato di proteggersi interponendo parti del corpo, senza che si possa escludere anche una reazione attiva. La lesione mortale sarebbe intervenuta infine all’occipite. I consulenti non ritengono coerente con il quadro complessivo la spiegazione difensiva secondo cui tutte le lesioni deriverebbero da cadute, urti, trascinamenti o spostamenti del corpo. A sostegno della presenza di lesioni da difesa indicano anche particelle ferrose rinvenute su anca, braccio e coscia.
Per stabilire l’epoca della morte è stato inoltre esaminato il contenuto digestivo. Secondo la Procura, questa analisi non era mai stata svolta prima dell’attuale procedimento. Anche questo accertamento sostiene, per i consulenti, l’intervallo già indicato nella precedente relazione, che il comunicato non riporta.
Rimangono sospesi gli accertamenti psichiatrici su Sempio. Il consulente Roberto Catanesi ha ritenuto necessaria una visita diretta per confrontare i risultati dell’esame clinico con il materiale raccolto dagli inquirenti. Poiché l’indagato ha rifiutato di sottoporsi alla visita, lo specialista ha dichiarato di non avere elementi sufficienti per rispondere ai quesiti con conclusioni adeguatamente motivate.
La conclusione delle indagini non è ancora un rinvio a giudizio. Sempio resta indagato e la Procura deciderà sull’azione penale dopo la scadenza dei termini di legge. Quanto a Stasi, Napoleone precisa che alla procuratrice generale non è mai stata rivolta una richiesta finalizzata a una proposta di revisione della condanna. Le due analisi negative del 2007 sono ora agli atti della nuova inchiesta; il comunicato non anticipa quali conseguenze potranno avere sulla sua vicenda giudiziaria. Chi si aspettava, dunque, rivelazioni capaci di risolvere definitivamente il caso resta deluso. Il comunicato non chiude nessuno dei grandi interrogativi aperti dalla nuova inchiesta, ma ne aggiunge altri. E soprattutto costringe a tornare su ciò che accadde nel 2007, quando elementi oggi ritenuti meritevoli di approfondimento non entrarono nel procedimento che avrebbe portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso Garlasco continua così a porre interrogativi non soltanto su chi abbia ucciso, ma anche sulla qualità e sulla completezza delle indagini svolte fin dall’inizio.













